Perchè viaggiare? Il racconto di Jeff Giliberti vincitore del concorso Lions

viaggiareIl premio era un viaggio, per conoscere altri ragazzi, provenienti da tutto il mondo e scoprire le diversità che uniscono tutte le persone. Ecco il testo che ha dato la vittoria allo studente del Ferraris Pancaldo.

La traccia era: Viaggiare significa avere la possibilità di diventare una stele di Rosetta vivente, un passpartout tra i popoli, dove le diverse culture possano specchiarsi, confrontarsi, arricchirsi vicendevolmente per comprendersi meglio.

Testo svolto sia in italiano che in inglese.

Giliberti Jeff Michael 

Classe 4°R

 

 

“Le radici sono importanti, nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove.”1

Viaggiare è andare in luoghi nuovi, camminare in mezzo alla gente, pellegrinare verso una meta, esplorare terre ignote, percorrere un sentiero, navigare per mare, correre, visitare... E tutto questo ci permette di aumentare il nostro bagaglio di conoscenze.

L’uomo viaggia per diversi motivi, ma che sia un viaggio lavorativo, di piacere o d’istruzione è informazione, scoperta, incontro, distrazione, fantasia, sogno, divertimento, gioia; e diventa a sua volta mezzo di confronto, mezzo per specchiarsi, mezzo per dare e ricevere attraverso l’incontro.

Viaggiando si ha in primo luogo la facoltà di imbattersi in nuove persone, venendo a contatto con realtà differenti dalla propria; in più si prospetta la possibilità di vedere paesaggi, edifici, musei, monumenti mozzafiato prima d’ora ammirati solo in fotografia, di assaporare nuovi cibi. Ancora più interessante è lo scoprire usi e costumi tanto diversi dai propri ma comunque affascinanti, soprattutto attraverso l’apprendimento di una nuova lingua, in tutte le sue sfaccettature, aspetti che non è possibile apprendere sui libri, restando chiusi in una stanza.

In questo modo si accresce la propria cultura, si allargano i propri orizzonti, molto spesso cadono i pregiudizi, cambiano le opinioni purché il viaggiatore non parta per affermarsi ed esibirsi, bensì per ascoltare e comprendere, non per dare la propria saggezza, ma per apprendere da quella degli altri.

Se riusciamo ad arricchirci con tutto quello che incontriamo, a riempire il nostro bagaglio non di souvenirs, ma di conoscenze e se, una volta tornati a casa, condividiamo i nostri “acquisti” con chi ci circonda, possiamo diventare come un dizionario bilingue, una Stele di Rosetta vivente, che mette in comunicazione più culture diverse, permettendo una comunicazione autentica e efficace: in ogni viaggio si riceve qualcosa, come se quest’ultimo venisse “scritto” su di noi e senza accorgercene lasciamo un po’ di noi stessi come se “scrivessimo” a nostra volta. E attraverso il confronto potremo comprenderci meglio.

La Stele di Rosetta2 è una lastra di basalto nero, scoperta nel 1799 durante una campagna napoleonica in Egitto, che riporta lo stesso testo in geroglifico, demotico e greco. Grazie alla quale l’egittologo Champollion riuscì per primo a decifrare i geroglifici egiziani attraverso il confronto delle tre scritture.

Un esempio di quello che si può ricevere da un viaggio è la testimonianza di Sara3 che ha partecipato alla missione in Etiopia delle sorelle salesiane: con gioia racconta che andata lì per contribuire al miglioramento della vita degli Etiopi, in realtà ha tratto giovamento per se stessa: il cambiamento delle abitudini, l’ eliminazione del superfluo e delle nostre comodità, la riscoperta dell’essenzialità e questa necessità di adattarsi, la nuova cultura e le difficoltà incontrate sul suo percorso le hanno permesso di specchiarsi nelle uguaglianze e confrontarsi nelle diversità imparando molto, talmente tanto da cambiarle la vita. Sara è diventata così “stele” per gli Etiopi e per le persone con cui ha condiviso e continua a condividere con la sua testimonianza quest’esperienza, che le ha fatto guardare la vita con occhi nuovi, seppure con alcune difficoltà.

L’idea che si poteva trarre arricchimento attraverso il viaggio si è fatta strada nel ‘700, quando i figli dei nobili intraprendevano incredibili Tour tra le maggiori città d’Europa per completare il proprio percorso di studio, come si può riscontrare dal testo del Grand Tour4.

Il “Grand Tour” aveva fini di piacere ed evasione ma principalmente di conoscenza e apprendimento: il giovane poteva appunto ammirare le più grandi opere europee, confrontarsi con altri artisti, letterati, scienziati con i quali poteva poi intrattenere una corrispondenza: erano due mondi diversi che si accostavano, potevano attrarsi o respingersi ma c’era sempre la certezza che lo “scambio” era avvenuto. Ciò arricchiva entrambi, accendeva nell’ interiorità nuove emozioni, una nuova fantasia, un nuovo modo di vedere se stesso e il mondo, tanto da aprire, pur in epoca illuminista, le porte al Romanticismo. Ne erano esempio Alfieri e Goethe che girarono buona parte dell’Europa per portare a compimento la propria formazione. Goethe infatti sul viaggio afferma: “La migliore educazione per una persona intelligente è in viaggio”5.

Ora nel terzo millennio molto è cambiato ma si dà sempre grande importanza al viaggio come esperienza formativa: sono presenti infatti per i giovani possibilità di trascorrere per il periodo estivo o per l’anno scolastico(in parte o addirittura completo) vacanze studio e soggiorni all’ estero. Il ragazzo ha l’opportunità di mettersi in gioco, lavorare, stare con altri ragazzi di culture, stile di vita, abitudini differenti divertendosi, migliorando le proprie competenze nella lingua locale; può acquistare una certa autonomia gestendo il proprio tempo e il proprio denaro e riscoprire valori specchiandosi negli altri: in ogni viaggio raccogliamo pezzi di noi stessi, ci riconosciamo in un pensiero, in un viso sconosciuto, in un’avventura che ci porta al limite, in un racconto che ripercorre parte della nostra vita, ci accorgiamo di quanto ci accomuna e quanto ci differenzia. E questo specchiarsi ci conferisce una certa dinamicità ed apertura mentale che concretamente può essere vista come un passpartout con il quale saremo in grado di relazionarci, conoscere e condividere con tutti al meglio, consentendoci di comprenderci di più.

Le occasioni di viaggio non sono conferite solo dalla scuola: andare via oggi, soprattutto per brevi periodi, è semplice: la rete ci offre guide, consigli, recensioni, opportunità per limitare le spese, in modo da consentire più relax e divertimento, limitando le ansie.

Nonostante il mondo virtuale sia così comodo da fungere da attrattiva e per qualcuno addirittura da sostituto del viaggio stesso, questo non perde importanza e utilità; lo si può notare in “La vita è un viaggio” di Severgnini, in cui l’autore, oltre a raccontare i propri viaggi, afferma :“viaggiare vuol dire allungarsi la vita, riempiendo il passato di ricordi e il futuro di progetti”. Offre in più nel suo stile ironico e un po’ polemico un decalogo di regole valide: ad esempio il non organizzarsi troppo per stupirsi di coincidenze e sorprese poi sul bagaglio consiglia “poco ma buono”, testimonia come ogni posto non sia mai banale ed infine ricorda che ogni viaggio è uno spettacolo, “… una rappresentazione della commedia umana”.

Alla fine di ogni viaggio si presenta però la necessità del ritorno a casa, di ritornare dallo straordinario all’ordinario. Si rientra, però cambiati, riscritti. La stessa esperienza vissuta in un posto diverso, con cultura abitudine e lingua differenti riscrive la nostra comprensione del mondo. Come “Stele”, portatori di un bagaglio culturale decisamente più vasto e di una conoscenza che non si apprenderebbe in nessun altra maniera, che rimarrà per tutta la vita, che ci cambia e fa vivere la vita diversamente. E con i nostri amici e familiari saremo dizionari, passpartout grazie alla condivisone di tutto ciò che abbiamo ricevuto.

Il viaggio è la metafora della vita: in ogni viaggio sappiamo dove, come e quando partiamo ma non come torniamo, perché il viaggio ci cambia dal profondo, nella nostra interiorità: come nella vita ci farà trovare davanti ad ardue salite, a difficoltà ed immani fatiche ma alla fine ci avrà fatto conoscere in primo luogo noi stessi, i nostri carismi e i nostri difetti, poi anche gli altri rendendoci Stele di Rosetta, consapevoli del tesoro che abbiamo, grazie al confronto che possiamo effettuare specchiandoci.

Al termine del romanzo “L’alchimista” di Paulo Coelho, Santhiago scopre che il tesoro che ha cercato per tutto il deserto era in realtà nel punto da cui era partito; il vecchio mago, però gli ribatte: “Se te lo avessi detto non avresti visto le Piramidi. Sono molto belle, non trovi?”.

 

1 Pino Cacucci, Un po' per amore, un po' per rabbia, Feltrinelli, 2008.

2 Rosetta in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

3 Relazione sulla mia esperienza in Etiopia in Videsitalia.it . Disponibile presso http://www.videsitalia.it/content/1073/relazione-sulla-mia-esperienza-in-etiopia . Consultato il 21 Dicembre 2014.

4 Il Grand Tour e il fascino dell’Italia in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

5 Johann Wolfgang von Goethe, Wilhelm Meisters Lehrjahre (Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister), 1796.

 

In inglese:

 

“Roots are important in a man’s life, but we, men, have legs, not roots, and legs are made to go elsewhere.” 1

Travelling is about going to new places, walking among the crowd, wandering towards a destination, exploring unknown lands, following a path, sailing the ocean, running, visiting... And this allows us to increase our personal knowledge.

Man travels for several reasons, whether it is a journey for business, for pleasure or an educational trip, it is information, discovery, meeting, distraction, fantasy, dream, fun, joy; and it becomes itself a mean of comparison, of mirroring, a way to give and receive through meeting each other.

Travelling brings many good chances to a person, primarily the opportunity come across new people, come in contact with realities not as the same as one’s own; moreover it anticipates the possibility to see breathtaking landscapes, buildings, museums, monuments, till then admired only in photographs and the possibility to taste new foods. Even more interesting during a trip is to discover traditions, customs and habits so different from one’s own but still charming, especially by learning a new language, in all its facets, things which cannot be learnt in books, staying indoors.

In this way our cultural increases, our horizon widen, our prejudices often fall, our point of view change, as long as travellers does not start to assert themselves and perform, but they are willing to listen and understand, not just to show their wisdom, but to learn from that of others.

If we manage to enrich ourselves, thanks to whom and what we meet, we do not fill our luggage only with souvenirs, but of knowledge and if, once returned home, we share our “purchases” with those around us, we can become as a bilingual dictionary, a living Rosetta Stone, which connects many different cultures, allowing authentic and efficient communication. During every travel we receive something, as if it was “written” on ourselves and without realizing it, we leave a little of ourselves as if we would write as well. And through comparison we will be able to understand each other better.

The Rosetta Stone2 is a slab of black basalt, discovered in 1799 during a Napoleonic campaign in Egypt, it shows the same text in hieroglyphics, demotic and ancient Greek. Thanks to this the Egyptologist Champollion could first decipher the Egyptian hieroglyphs through the comparison of the three scripts.

An example of what one person can receive from a trip is in Sara’s3 testimony, who took part in the mission of the Salesian Sisters in Ethiopia: she joyfully tells that she went there to help improve the lives of the Ethiopians, and actually she benefited herself: changing habits, eliminating the unnecessary comforts, the rediscovery of essentiality and the need to adapt, the new culture and the difficulties encountered in her path allowed her to mirror in similarities and confront in diversity learning so much to change her life. Sara became so “Stone” for the Ethiopians and the people with whom she shared and she continues to share this experience with her testimony , that has led her to look at her life through new eyes, albeit with some difficulty.

The idea that travelling is a good way of improving one’s knowledge dates back to the 18th century, when the offspring of nobles sets on incredible tours to the major cities of Europe to complete their course of study, as can be seen from the text of the Grand Tour4.

The “Grand Tour” had the purpose not only of pleasure and fulfilment but mainly of knowledge and learning: young people could on this occasion admire the greatest European works, dealing with other artists, writers, scientists with whom they could then keep up a correspondence: they were two worlds approaching, they could attract each other or repel but there was always the certainty that the “exchange” occurred. This enriched both, it sparked inside them new emotions, a new fantasy, a new way of seeing themselves and the world, in order to open, even in the era of Enlightenment, the doors to Romanticism. Alfieri and Goethe were an example, they toured to a large part of Europe to complete their education. Goethe in fact said on a travel: "The best education for an intelligent person is travelling"5.

Now in the third millennium, much has changed but still great importance is given to travelling as a learning experience: there are indeed opportunities for young people to spend their summer or the school year (partly of fully) on study holidays and study-abroad terms. The student has the opportunity to get involved with work, with other guys from different cultures, lifestyles and habits while having fun, improving his skills with the local language; to acquire some autonomy by managing time and money and to rediscover values mirrored in the others: in every trip we collect pieces of us, we recognize ourselves in a thought, in a unknown face, in an adventure that takes us to the limit, in a narrative that traces part of our life, we realize how much we have in common and how much we differ from others. And this mirroring gives us a certain dynamism and openness that concretely can be seen as a passpartout with which we will be able to relate, to know and to share at our best, allowing us to understand each other better.

 

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