LEON PANCALDO

1482 - 1540

Esperto marinaio, timoniere sulla nave ammiraglia nella spedizione di Magellano

Leon Pancaldo nacque a Savona nel 1482, figlio di Battistina de Reposano (o Repusseno) e Manfrino Pancaldo, un tessitore di panni che era stato in ottimi rapporti con un altro lanaiolo, Domenico Colombo, nel periodo in cui la famiglia di Cristoforo Colombo aveva risieduto nella città della Torretta.

Grazie all’esperienza acquisita in gioventù compiendo viaggi commerciali nel Mediterraneo per conto del padre (giungendo in Castiglia ed in Portogallo), Leon Pancaldo divenne ben presto un esperto marinaio, in grado di compiere il calcolo astronomico, di conoscere i venti, di identificare la posizione geografica di una nave e di disegnare una carta di navigazione.

Il 10 agosto 1519 Pancaldo si imbarcò come semplice marinaio sulla "Trinidad", la nave ammiraglia della spedizione organizzata dal Capitano portoghese Ferdinando Magellano per raggiungere le Indie trovando il passaggio dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico.

Nel corso del viaggio, Pancaldo redasse il "Roteiro", il diario di bordo della spedizione, un documento preziosissimo, insieme alla Relazione di Antonio Pigafetta, per ricostruire le vicende che portarono alla prima circumnavigazione del globo.

Dopo aver toccato le Canarie e costeggiato l’Africa, le navi traversarono l’Atlantico, giungendo a toccare l’odierna Rio De Janeiro. Nell'ottobre 1520, raggiunsero la Terra del Fuoco, all’estremità meridionale del continente sudamericano e il 28 novembre varcarono lo stretto (che da allora prese il nome di Magellano) e iniziarono la traversata dell’Oceano Pacifico.

Magellano nelle Filippine cadde trucidato e altri scontri, successivamente, portarono alla morte di altri Europei. Essendo rimasti soltanto in 114, gli Spagnoli decisero di continuare il viaggio su sole due navi. La "Victoria" si separò dalla "Trinidad" di cui Leon Pancaldo, nel frattempo, era diventato pilota.

Leon Pancaldo, fatto prigionierio dai Portoghesi a Malacca insieme ad altri sventurati fu condotto a Lisbona e lì rinchiuso in una prigione. Poco tempo dopo, finalmente liberati, i soli quattro superstiti della "Trinidad" rientrarono in Spagna. E tra essi vi era anche Leon Pancaldo, stremato, ma vivo.

Alla fine del 1527, finalmente, Leon Pancaldo poteva far ritorno nella sua Savona e ricongiungersi alla moglie Selvaggia che lo attendeva nella casa di Via Scarzeria.

Benché fosse ormai cinquantacinquenne, la vita di terra, però, non faceva per lui. L’occasione per tentare nuove avventure gli giunse poco tempo dopo. Nel 1529 decise di accettare una proposta portoghese, impegnandosi a non prestare servizio per i sovrani di altre nazioni, ottenendo in cambio una lauta ricompensa (grazie alla quale, tra l’altro, poté acquistare una casa con torre a Lavagnola, alle porte di Savona, tuttora esistente e che reca il nome "Pancalda").

Dopo aver trascorso alcuni mesi nella sua città, nel 1536 Leon Pancaldo si recò in Spagna. Qui accettò l’offerta di guidare una spedizione commerciale, organizzata da alcuni armatori genovesi, diretta in Perù, passando attraverso lo stretto scoperto pochi anni prima da Magellano, al fine di vendere delle merci agli Spagnoli colà dimoranti. Nel settembre 1536, a capo della "Santa Maria" e della "Concepcion", salpò dunque da Cadice e, dopo aver toccato le Canarie e costeggiato la Guinea, iniziò la traversata dell’Atlantico, raggiungendo quindi il Brasile e poi l’Uruguay. Il 30 novembre 1537, mentre erano dirette verso lo stretto di Magellano, le due navi dovettero abbandonare l’impresa.

Nei mesi successivi Leon Pancaldo fu costretto all’immobilità, dovendo risolvere alcune vertenze giudiziarie a Buenos Aires in cui era rimasto coinvolto.

Morì, in circostanze ignote, al Rio della Plata, nel 1540, all’età di 58 anni.

In suo ricordo, nei secoli successivi, i Savonesi decisero di intitolare a suo nome la piazza prospiciente la trecentesca torre della Quarda, la famosa Torretta che, tuttora, domina la darsena, e l’Istituto Nautico cittadino.

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