QUANDO LA MEMORIA PREMIA

Riconoscimento a sorpresa dell'Aned alle quinte del Ferraris-Pancaldo in gita a Sachsenhausen

premio visita lagher memoria

 

Non era prevista, la tappa al campo di concentramento di Sachsenhausen, a circa 40 chilometri di distanza da Berlino. Eppure i ragazzi delle quinte dell'Istituto Itis Ferraris-Pancaldo di Savona hanno voluto vederlo con i propri occhi.
Un periodo storico, quello del nazismo, che agli alunni savonesi non è bastato trovare sui libri. Hanno voluto trasformare lo studio in un'esperienza personale, che dalle pagine degli appunti salti agli occhi, per puntare dritta al cuore.
Un'occasione colta al volo, non imposta, anzi, nata dalla loro spontanea volontà, per riflettere sulla crudeltà del male, quando gli uomini cedono all'odio, per avere uno strumento che ha bisogno di conoscere bene il passato, per indagare meglio il presente.
Un'iniziativa che stamattina, mercoledì 29 gennaio, è stata premiata, quale migliore occasione, durante la manifestazione principale che ha riguardato le celebrazioni della "Giornata della Memoria" a Savona: l'incontro, al Teatro Chiabrera, in occasione dello spettacolo "L'ultima notte di Bonhoeffer", rivolto a tutte le scuole della città e della Provincia.
Infatti, prima di lasciare il palco al monologo affidato al Teatro Ipotesi di Genova, l'Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti ha consegnato una targa all'Istituto Ferraris-Pancaldo, come riconoscimento per l'impegno profuso dalle classi per affermare la memoria dell'Olocausto. "Ci è sembrato importante premiare la volontà di questi ragazzi, spinti da un interesse vero e una motivazione autonoma a visitare un luogo impegnativo, difficile e doloroso", afferma Maria Bolla Cesarini, Presidente della sezione Aned Savona-Imperia.
SACHSENHAUSEN, VIAGGIO NELLE ORIGINI DEL MALE
Le altre scuole savonesi hanno ascoltato il racconto di questo cambio di programma, nella gita scolastica che si è svolta nella prima settimana dello scorso dicembre e ha portato le quinte di tutti gli indirizzi dell'Itis, in totale 45 studenti, a visitare la capitale tedesca.
"Tutto è nato da una proposta che ho fatto ai ragazzi di impegnare uno dei pomeriggi del programma di viaggio nella visita del campo di Sachsenhausen - spiega la docente di italiano e storia Claudia Palone - loro hanno accettato subito e si sono organizzati velocemente per raccogliere i soldi della trasferta in pullman".
Lo shopping nei grandi centri della metropoli berlinese ha potuto attendere. Prima è arrivata la curiosità di capire che cosa testimonia quella zona, nella località di Oranienburg, appena si esce da Berlino, verso nord.
Non si sente nominare spesso, il campo di Sachsenhausen. Il suo nome non è così tristemente famoso come lo sono Auschwitz o Mathausen. Ma le origini del male sono nate lì: infatti, Sachsenhausen è stato uno dei primi campi di lavoro ad essere istituito, non in Polonia o altri Paesi occupati dai nazisti, ma nel cuore della Germania. Nel 1936 è già destinato alla detenzione di prigionieri politici e oppositori di regime, in seguito diverrà un campo di sterminio vero e proprio. Qui, infatti, saranno rinchiuse oltre duecentomila persone, di tutte le nazionalità, tra cui anche molti intellettuali italiani.
"I ragazzi hanno osservato le baracche del campo, ora allestite in museo e hanno visto le fotografie che ritraggono la liberazione del campo da parte dell'Armata Rossa, ma anche gli oggetti personali degli internati. Sono rimasti molto impressionati e colpiti dai forni crematori, l'obitorio, la fossa dove venivano gettate le ceneri delle vittime, su cui ora sorge un monumento, il carcere e il palo per le impiccagioni - continua - è stata un'esperienza forte e toccante per loro".
Emozioni condivise con gli insegnanti. Anche questo, in fondo, è fare lezione: "E' stato commovente vedere i ragazzi così coinvolti, decifrare i loro silenzi e osservare i loro volti nel vento, immedesimati nelle divise a righe di quei deportati, che combattono contro il freddo e la fame - racconta Palone - questa loro scelta è stata per me una grande soddisfazione: come docente, ho realizzato il mio lavoro, perché ho fiducia nella sensibilità dei ragazzi e loro hanno saputo raccogliere gli input ed elaborarli con curiosità. Ma come collaboratrice dell'Aned, per cui la memoria della Shoah è molto sentita, trovo che queste siano occasioni importanti di confronto per i giovani, per fare della storia una maestra di vita, uno strumento per imparare dagli errori commessi e un esercizio diretto per non farsi confondere con le tesi negazioniste".
I ragazzi di tutte le quinte dell'Istituto hanno presenziato alla manifestazione di stamattina al Teatro Chiabrera, ma non hanno saputo nulla sulla targa che è stata loro consegnata fino al momento della premiazione. E' stata una sorpresa, come quella che hanno fatto alla loro scuola: "E' un esempio positivo di collaborazione tra studenti e insegnanti, il fatto che ciò sia accaduto proprio in occasione di un viaggio d'istruzione mi rende molto soddisfatto - afferma il Preside dell'Istituto Ferraris-Pancaldo Alessandro Gozzi - i ragazzi si sono commossi davanti a quello che hanno visto e hanno trovato nei docenti degli interlocutori con cui condividere l'emotività di quei momenti".
A ritirare la targa dell'Aned sono saliti sul palco del Chiabrera il dirigente scolastico Gozzi, l'insegnante di storia Palone e un portavoce dei ragazzi che hanno partecipato alla gita, a cui è stato affidato un breve intervento.
Da oggi, a testimoniare la dura vita degli internati a Sachsenhausen, ci sono occhi in più. E una targa, con inciso il nome di una scuola.

Condividi questo articolo
PLG_CONTENT_ITPSOCIALBUTTONS_SUBMITPLG_CONTENT_ITPSOCIALBUTTONS_SUBMITPLG_CONTENT_ITPSOCIALBUTTONS_SUBMITPLG_CONTENT_ITPSOCIALBUTTONS_SUBMIT

lab

lab

leon-pancaldo